Le origini dell’Oasi di Sant’Alessio
L’Oasi di Sant’Alessio nasce nel 1973, quando Antonia e Harry Salamon acquistano il castello e i terreni circostanti, allora costituiti da un semplice campo agricolo privo di alberi, attraversato da un piccolo corso d’acqua.
Fin dall’inizio, il loro progetto era chiaro: creare un centro dedicato all’allevamento di specie in pericolo, con l’obiettivo di reintrodurle in natura. Un’idea pionieristica per l’epoca, nata da una visione che univa passione, conoscenza scientifica e senso di responsabilità verso l’ambiente.
Negli anni ’70 molte specie erano in forte declino: il falco pellegrino stava scomparendo in Europa e Nord America, la cicogna bianca mancava dall’Italia da secoli e diverse specie erano ancora considerate “nocive”. L’Oasi decise quindi di concentrarsi proprio su queste.
I primi progetti di conservazione
Nel 1977 viene realizzato l’allevamento del falco pellegrino, ispirato ai modelli sviluppati presso l’Università Cornell. Parallelamente nasce una colonia di cavalieri d’Italia e prende avvio il progetto di reintroduzione della cicogna bianca, tra i primi in Italia.
Negli anni successivi, i risultati sono straordinari:
- centinaia di cicogne reintrodotte in natura
- oltre 100 cavalieri d’Italia allevati e liberati
- uno dei più importanti centri europei per la conservazione del falco pellegrino
Grazie alla collaborazione con naturalisti e istituzioni, l’Oasi diventa rapidamente un punto di riferimento per la conservazione faunistica.
Dalla conservazione all’apertura al pubblico
Nel 1993, per sostenere economicamente i progetti, l’Oasi apre i battenti ai propri soci, trasformandosi in un luogo dove conservazione, educazione e divulgazione si incontrano.
Nasce così un modello innovativo: non un semplice parco faunistico, ma un ambiente in cui la natura viene ricostruita in modo dinamico, permettendo agli animali di esprimere comportamenti naturali e ai visitatori di osservare senza disturbare.
Vengono realizzati percorsi immersivi e camminamenti nascosti che consentono un contatto ravvicinato con la fauna selvatica, come aironi, martin pescatore, fenicotteri e molte altre specie.
Un laboratorio a cielo aperto
Nel tempo, l’Oasi si è trasformata anche in un vero e proprio laboratorio naturalistico.
La ricostruzione degli ecosistemi ha permesso di osservare fenomeni naturali complessi, come:
- la formazione di colonie di nidificazione spontanee
- il recupero di comportamenti naturali in animali allevati
- nuove interazioni tra specie
Questi studi hanno contribuito a migliorare le tecniche di reintroduzione, aumentando significativamente le probabilità di sopravvivenza degli animali liberati.
La rinascita dell’ambiente
Il territorio originario è stato completamente trasformato: dove un tempo c’era un campo agricolo oggi si estendono boschi, stagni, paludi e prati naturali.
Questo lavoro ha portato a un risultato straordinario: ogni anno migliaia di uccelli selvatici scelgono l’Oasi per nidificare. La garzaia, nata negli anni ’90, ospita oggi centinaia di nidi e rappresenta uno degli spettacoli naturali più suggestivi del parco.
L’Oasi oggi
Oggi l’Oasi di Sant’Alessio è un luogo unico in Italia, dove:
- conservazione e ricerca scientifica convivono
- educazione e divulgazione avvicinano il pubblico alla natura
- la biodiversità viene tutelata e valorizzata
Un progetto nato da una visione, cresciuto nel tempo e ancora oggi in continua evoluzione.
