Centro di recupero

Fino dalla sua fondazione, nel 1973, l’Oasi è stata utilizzata, dalle Autorità locali –Provincia, Carabinieri, Guardia Forestale ecc.- e da privati, come centro dove portare la fauna ferita.

liberazione-poianaProprio la necessità di restituire alla natura falchi e rapaci notturni che, durante le cure, avevano perso vigore fisico, ci ha indotto a inventare quel metodo di rilascio che poi abbiamo applicato con tanto successo anche alla reintroduzione degli esemplari dei nostri allevamenti.

Consiste nel liberare con gradualità i soggetti guariti. In un recinto scoperto immettiamo i falchi con un’ala fasciata. Quando si sono abituati al luogo e all’andirivieni di chi li assiste con il cibo e le cure, sono liberati definitivamente. Avendo perso la paura che, normalmente, li spingerebbe ad andarsene subito il più lontano possibile, sono portati ad approfittare della tranquillità del luogo e del cibo facile. Si allontanano spontaneamente quando, ripreso vigore e fiducia in se stessi, ricominciano a cacciare. In questo modo le perdite sono molto ridotte e gli esemplari che non sono veramente guariti –spesso la guarigione è più apparente che reale- possono essere ripresi e curati ancora o, se inguaribili, avviati alla riproduzione in cattività. Per poi liberare la loro progenie.

Dal 1994 La Regione Lombardia si è dotata di un regolamento che disciplina queste attività e Sant’Alessio è diventato il primo CRAS riconosciuto dalla nostra Regione.

COME FUNZIONA IL CENTRO

1) Accettiamo solo animali di specie selvatiche, feriti o confiscati.

2) Il nostro contributo è interamente disinteressato: rifiutiamo ogni forma di sovvenzione pubblica. Non sappiamo quale reale utilità il “recupero” rivesta per la conservazione della natura. Ciò che facciamo lo facciamo per senso di pietà e di amore, sentimenti che non sono in vendita. e non possono essere addossati alla comunità o, peggio, trasformati in un’opportunità di reddito.

3) Se accettiamo un esemplare, non chiediamo a chi ce lo porta contributi per il suo mantenimento o per le cure. Siamo tuttavia grati di eventuali donazioni all’Oasi.

4) Talvolta rifiutiamo quelli “caduti dal nido”: salvo in rari casi essi non sono stati abbandonati dai genitori che, invece, continuano a prendersene cura. Anche il pericolo rappresentato da gatti e cani, oltre che sopravvalutato, deve essere confrontato con il fatto che i pulcini allevati dall’uomo perdono parte della selvaticità e spesso non possono più essere reintrodotti in natura con successo.

5) Riteniamo esecrabile la pratica, introdotta negli anni recenti, di avviare a Centri di Recupero soggetti posti sotto sequestro cautelativo, soggetti che quindi rifiutiamo: si tratta, a nostro parere, di un metodo surrettizio e immorale per comminare all’indagato una pena prima del processo, motivata da inconfessabili fini politici o per lucrare dalle Autorità la diaria relativa, o ancora di furti legalizzati, per far avere a qualcuno soggetti rari o preziosi. Inoltre, gli spazi e l’assistenza limitati, la necessaria commistione fra animali sani e altri malati, la situazione di precarietà, non possono che raramente competere con le cure che il detentore può offrire ai propri esemplari. Sempre che, naturalmente, agli inquirenti stia a cuore il loro benessere.

6) Con dispiacere, per ovvi motivi organizzativi e per il tempo limitato, non possiamo fornire, a chi ce li ha portati, informazioni sulla salute e sulla sistemazione dei nostri ospiti.

7) L’assistenza a tutti gli animali dell’Oasi –nessuno escluso- è prestata solo da collaboratori altamente professionali e che vi si dedicano a tempo pieno. Deprechiamo l’uso che talvolta si fa di personale volontario, quasi sempre non o mal pagato, precario in attesa di un lavoro migliore, che non può essere responsabilizzato e che, appena ha cominciato a imparare, se trova un impiego migliore –e quelli bravi lo trovano sempre- molla tutto nelle mani di altri novellini.

8) Gli esemplari irrecuperabili, quelli nostri e i molti che ci sono dirottati da altri Centri, sono utilizzati per tentarne la riproduzione, per poter reintrodurre in natura la loro progenie.

9) L’eutanasia degli esemplari troppo compromessi, pratica che intellettualmente condividiamo, non fa parte dei nostri metodi.

10) Tutti gli animali consegnati all’Oasi la lasciano solo per un’eventuale reintroduzione in natura.