CONIGLIO SELVATICO

Coniglio selvatico – Oryctolagus cuniculus

Ordine dei Lagomorfi. La prima osservazione da fare su questa specie è che, nonostante le apparenze, non si tratta di un Roditore: i Lagomorfi infatti sono più affini agli Ungulati (per esempio, i cavalli), e la loro assomiglianza con i Roditori si chiama “convergenza evolutiva”: esigenze ambientali simili possono determinare forme simili. Il Coniglio selvatico è specie altamente sociale, che vive in un sistema di cunicoli talvolta colossale e complesso. Si ciba di ogni genere di vegetale. Ha un tasso di natalità altissimo. Con rare eccezioni, si è saputo adattare ad ogni ambiente in cui l’uomo l’abbia voluto introdurre. Il suo areale originario era la Penisola Iberica, da cui, portato dall’uomo, si è esteso all’intero Mediterraneo Occidentale, a tutta l’Europa, all’Australia e al Cile.

Conservazione: Nonostante il dilagare della mixomatosi, la specie è localmente comune.

La mixomatosi
Si tratta di una malattia virale, della famiglia del vaiolo ma non patologica per l’uomo, scoperta in origine nelle specie di Conigli sudamericani, nelle quali si manifesta in forma benigna. Già dal 1897 si osservò che essa era invece letale per il Coniglio europeo. Negli anni ’40 fu impiegata, con buon successo, in Australia, per contenere il locale flagello dei Conigli. Tutto ciò diede al francese De Lille la tragica idea di infettarne anche i Conigli delle popolazioni europee. Ad epidemia avviata, ci si rese conto che quello che si pensava fosse un problema, era invece una importante risorsa che dava lavoro a decine di migliaia di persone. Oggi la malattia può essere controllata con un vaccino, e nelle popolazioni di Conigli selvatici europei si sta formando, per selezione dai ceppi più resistenti, una parziale immunizzazione spontanea. Il virus non si diffonde per contatto diretto, ma deve venire inoculato. In un primo tempo si accusarono le zanzare, ma oggi si sa che il vettore è una pulce.

Alcune curiosità e riflessioni sul Coniglio selvatico
I Conigli hanno dato il nome alla Spagna. I primi a scoprirli, furono infatti i Fenici, che li credettero Iraci, e chiamarono la terra dove vivevano I-shpan-im, “isola degli Iraci”. I Romani semplificarono in Hispania.

Il dramma delle introduzioni di specie esotiche
La più antica forma di globalizzazione è stata la diffusione dell’agricoltura e della pastorizia, con le quali l’uomo ha adattato alle proprie esigenze sempre nuovi ambienti. E’ iniziata circa dodicimila anni or sono, con l’introduzione, dalla Mesopotamia, dei primi cereali, ed è tuttora in corso, con la scoperta (irreversibile!) degli Organismi Geneticamente Modificati. Questo processo, di gran lunga la principale delle imprese umane, ha sempre comportato profonde modifiche alla cosiddetta biodiversità (la varietà delle specie naturali), con una tendenza all’omogenizzazione delle caratteristiche dei vari ambienti.

Per quanto necessaria all’uomo, è certamente una tragedia ecologica, ma è anche una delle tante tappe dell’evoluzione delle specie: anche se noi ci consideriamo, nel bene e nel male, al centro dell’universo e della storia, evoluzionisticamente parlando, non siamo che un momento nel divenire della vita. La natura ha infatti già sperimentato organismi ben più rivoluzionari dell’intelligenza. Basti pensare all’avvento delle piante da fiore, che hanno fatto scomparire la quasi totalità delle specie allora viventi, sostituendole con altre. D’altra parte, non va dimenticato che l’uomo, nel selezionare varietà utili all’agricoltura, alla pastorizia e al suo puro piacere, ha iniziato, ormai da millenni, una vera e propria attività di speciazione, alimentando quindi, a modo suo, una nuova biodiversità. Questo non deve far pensare che la conservazione della natura sia meno importante: la costruzione di un condominio non bilancia la demolizione di Pompei.

Fatta questa premessa, la prospettiva da cui bisogna giudicare il gesto, dalle conseguenze drammatiche e negative, dell’introduzione del Coniglio selvatico in Australia e Nuova Zelanda, può essere riconsiderata. L’azione infatti non fu isolata, ma fu parte di un’epopea che vide anche l’immissione in quelle terre della pecora, base storica dell’attuale ricchezza dell’Australia.